Mirtilla al momento è un pacco postale.

Martino Corti | Monologhi pop

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Mirtilla al momento è un pacco postale.

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Mirtilla al momento è un pacco postale. Lei viene presa e portata dove Cami ed io decidiamo di portarla: un asilo nido, un parchetto, una festa di un altro bimbo, uno spazio dove poter correre urlare giocare e spaccare tutto o semplicemente a fare la spesa.

E’ fondamentale osservare e ascoltare Mirtilla per capire quali siano gli ambienti e le persone che stimolino al massimo la sua fantasia, la sua voglia di scoprire e sperimentare. Detta così sembra tutto semplice, ma non lo è: un giorno non è mai uguale all’altro..Ricordate una delle regole del papàpop? Quando pensi di aver capito tutto, tutto cambia..Ecco..!

E allora il comodo parchetto, tappa irremovibile e insostituibile fino al giorno prima, diventa luogo insignificante dove appena varcata la soglia piangere e urlare in stile coro da stadio “bao bao bao” (che significa bagno bagno bagno visto che ha perso la testa per la piscina e adesso vuole andare solo lì!). La spesa all’ Esselunga, fino a 24 ore prima spazio pieno di colori, corridoi e cose da buttare per terra, insomma spazio interessantissimo, cede il passo ai vari negozietti dove i proprietari sorridono e giocano con lei.. Quando ha voglia, perché il giorno successivo non vuole rotture di palle e interazioni di alcun tipo.

Ora, le mie possibilità sono due: la prima è seguire il pensiero comune (dal mio punto di vista tale perché la via più comoda) che è questo: una bambina di un anno e mezzo non può decidere cosa fare o non fare. Quindi non solo si segue il programmino della giornata (quello che hanno deciso mamma e papà) ma la si cazzia anche con frasi tipo: “Basta piangere, non vedi che siamo al parchetto con tutti gli altri bambini? Di cosa ti lamenti?”..Per passare poi tra qualche anno a “pensa a chi non ha niente al posto che lamentarti” che a lei arriverà come “tu non puoi stare male perché c’è chi sta peggio di te” e quindi inizierà a pensare che tristezza e rabbia non vadano bene invece che viverle e condividerle con assoluta serenità e naturalezza. Questa come detto è la via più comoda per un semplice motivo: alla fine, nonostante le scenate, tutti i bambini di un anno e mezzo stanno dovunque li si metta.

Ok, ma un conto è stare. Stare bene è un’altra cosa. Un papàpop, giusto o sbagliato che sia, vuole far stare bene.

E soprattutto per un papàpop è importante che piano piano e nei limiti del possibile Mirtilla inizi il passaggio da pacco postale a individuo indipendente (certo, un processo che dura anni ma che inizia proprio da qui).

Altrimenti si rimane pacchi postali per tutta la vita. E qui passo al lato pop.

Io scrivo canzoni che canto e spettacoli che porto in scena. Per farlo osservo il mondo che mi circonda e ascolto quello che accade dentro di me (sensazioni, emozioni, paure etcetc). Un artista quindi non ha orari d’ufficio ma è sempre con “le antenne alzate verso il cielo”. E’ indispensabile, soprattutto per un artista, che una volta cresciuto non sia rimasto un pacco postale.

Anche lui infatti dovrà cercare e trovare spazi, locali, teatri, situazioni, ma soprattutto persone che possano stimolarlo.

Se per esempio siete cantanti e autori come me e continuate a mettervi in situazioni dove vi viene chiesto se nasce prima il testo o la musica e dove tutti poi vi ascoltano affascinati perché i dottori, i commercialisti, gli idraulici, gli elettricisti, quelli che lavorano in finanza, insomma tutti i “normali” del tavolo non vogliono perdere l’occasione di ascoltare che vita faccia un artista (per poi probabilmente tornare a casa ancora convinti che gli artisti non facciano un cazzo dalla mattina alla sera), non solo non vi state aiutando, ma vi state facendo del male. Vi state affossando. Vi state tarpando le ali.

A differenza di quello che ho scritto sopra (come crescere il proprio figlio è argomento spinoso e personale), sono abbastanza convinto che siate tutti d’accordo con questo semplice ragionamento, ovvero di circondarci di persone che ci stimolino e che ci facciano volare alto, al posto che tarparci le ali (e questo vale per tutti, non solo per gli artisti). Il problema è che anche in questo caso c’è una strada più comoda: continuare la routine, frequentare sempre le stesse persone perché magari amici da una vita..Ci fa sentire più tranquilli, più al sicuro, più protetti (il concetto è “qui sto bene perché cambiare??”). La via più scomoda però, ovvero metterci sempre in gioco, ci farebbe sentire più vivi, alimenterebbe la nostra curiosità, ci metterebbe le ali.

Non sto dicendo di non cagare più i nostri amici, ma semplicemente di continuare ad alimentare un certo tipo di energia intorno a noi. Di non accontentarci e di non sederci mai.

Insomma un papàpop per crescere ed essere stimolato e per far crescere e stimolare non deve mai accontentarsi. Non servono i “normali”. Servono altri artisti o persone con una certa luce negli occhi (che per carità, possono essere dottori, commercialisti, idraulici, elettricisti e quelli che lavorano in finanza).

P.s: se vi state domandando se nasce prima un testo o la musica sappiate che è come chiedersi se nasce prima l’uovo o la gallina!

 

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