Ma come avete fatto ad insegnare ai vostri figli a soffiare il naso??

Martino Corti | Monologhi pop

Ma come avete fatto ad insegnare ai vostri figli a soffiare il naso??

 

Nell’articolo precedente ho scritto della necessità per un papàpop di cercare e di trovare “il bello”. Oggi parlerò del “dovere” di condividerlo.

Sono infatti affascinato e credo fermamente al maestro spirituale Osho quando sostiene che la felicità sia reale solo se non ha bisogno di essere condivisa ma sono altrettanto certo che poi, per ognuno di noi “normali”, noi con anima e corpo nel traffico e nelle mille cose da fare, valga la frase finale di “Into the wild” che sostiene esattamente il contrario:

la felicità è reale solo se può essere condivisa.

Non essendo un maestro spirituale, un papàpop dev’essere un condivisore seriale; sui social e nella realtà.

Condividere è l’unico modo per aiutare a migliorare e per migliorarsi.

Condividere, condividere, condividere!

Semplicemente qualcosa che ci è successa come papà che potrebbe aiutare o dare spunti di riflessione a tanti altri papà (pensate se lo facessimo tutti dove potrebbero arrivare le nostre condivisioni!)

Per esempio papà del mondo, scusate un attimo..Ma come avete fatto ad insegnare ai vostri figli a soffiare il naso?? Mirtilla si diverte ormai da tempo ad imitarci ma soffia dalla bocca e ride, con risultati che potete facilmente immaginare! Come fate a rimanere tranquilli quando i vostri figli si svegliano in piena notte convinti che sia l’inizio di un’altra giornata meravigliosa e per ore indicano oggetti della camera ripetendo tutte le parole che hanno imparato (“estra”, ovvero finestra, “pala”, la pala sul soffitto, “ciuciu”, il ciuccio, “orcio”, Orso di Masha e Orso, “Peeepa”, Peppa Pig, “papà, mamma, Chiara, Laria, Paaaalo, Uca”, le sue maestre dell’asilo e i suoi amichetti preferiti/fidanzati etcetcetc) ridono, suggeriscono di andare “delllà” (che vuol dire di là, ovvero in sala a giocare) o intonano cori da stadio “latte!latte!latte!”? Io reggo fino ad un’ora e mezza, quando sono particolarmente in forma anche due ore, ma poi inizio a perdere la pazienza e a parlarle come se avesse 20 anni (ricordo a tutti che ha un anno e mezzo) facendo ragionamenti a lei incomprensibili usando un tono anche un po’ stizzito (della serie “come fa a non capire cazzo?????”): “Allora amore, il papà e la mamma sono di là a dormire, adesso ti metti giù e fai la nanna da sola perché ce la fai benissimo e anzi, farcela da sola ti aiuta a sentire che basti solo tu. Capisci amore? Aumenta la tua consapevolezza, serve a te. Poi se hai davvero bisogno mi chiami ed io arrivo. Ok amore? Dai mettiti giù e fai la nanna da sola”. Lei mi guarda e ascolta in silenzio. Quando finisco dice “ciè” (si), si mette giù e chiude gli occhi. Io esco tipo ninja e appena mi risdraio nel letto “papààààààààààààààààààààààààààààààààààààààààààààààààààààààààààààààààààààààààààààààààààààà”

E alla decima volta sbrocco e allora mi metto a pensare, leggo su internet o sui mille libri che ho preso per essere un super papà quale cazzo sia il “modo giusto” per aiutarmi, per aiutarla, per non spaccare le porte a testate e pugni..Ma forse ecco, se condividessimo le nostre esperienze io potrei trovare degli spunti dai vostri racconti e qualcuno di voi potrebbe rasserenarsi sapendo di non essere l’unico pazzo che spacca porte alle 3 di notte!

Voglio buttarvela lì, chissà che possa in qualche modo aiutarvi..Ho scoperto che Max Pezzali le piace un casino..Magari piace anche ai vostri piccoletti! Facile da canticchiare, accenti strani che confondono e quindi assecondano il sonno, ritornelli di una musicalità straordinaria. Insomma Max Pezzali è perfetto!Quindi io come ninna nanna le sparo due successoni, ormai un must nella nostra cameretta: “Gli anni” e “Come mai”. Due pacchette sul sedere quando la metto giù e via. Buona nanna.. Capisco che da un papàpop come ninna nanna ci si aspetterebbe qualcosa di più ricercato, non so un Glen Hansard, Damien Rice, Ray Lamontagne, oppure una carrellata di canzoni di cantautori italiani per iniziare a formare la sua cultura musicale..Ci ho provato, ha anche apprezzato, ma sulla lunga distanza Max è imbattibile..E devo ammettere che ne sono anche felice perché io sono cresciuto a suon di Max. L’ho ascoltato e ho duettato in macchina con lui talmente tanto che mi sembra di essergli amico.

Condividere, condividere, condividere.

Un’esperienza bellissima, magari inaspettata, che ci ha fatto vivere bei momenti come famiglia (un luogo, una mostra, un film, uno spettacolo).. Gli effetti di una sana condivisione (in questo caso legata ad un’esperienza trovata fuori da casa) possono essere solo positivi: da una parte permette ad altri di scoprire il bello che abbiamo scoperto noi; dall’altra premia chi ha lavorato bene, benissimo, per far vivere a genitori e figli una bella esperienza.

Credo che dal lato pop la condivisione sia altrettanto importante. Purtroppo ci si abitua talmente tanto a stare su un palco che ci si dimentica di una cosa fondamentale: un artista deve rimanere per sempre anche spettatore. Del mondo che lo circonda, certo, ma anche di altri artisti.

E se come artista non posso fare a meno di condividere il bello, non vedo perché non dovrei condividerlo quando il bello lo trovo in qualcun altro.

Se qualcuno ascolta le mie canzoni, guarda i miei video o viene ai miei spettacoli, è perché in qualche modo quello che faccio risuona in lui. Vibriamo sulla stessa lunghezza d’onda. E quest’onda è fatta di connessioni che vanno alimentate dal “pubblico” e dagli stessi “artisti”.

L’artista non è altro che il mezzo con cui una certa energia si incanala e si mostra a tutti per essere condivisa.

Per questo è fondamentale che un artista non si dimentichi di rimanere anche spettatore: perché niente può stimolare e riempire quanto assistere al “bello” e partecipare come pubblico a quello scambio di energia. E provarlo come spettatore continua ad alimentare il desiderio di un artista di farlo provare al “proprio” pubblico.

Quindi.Andate dove cazzo volete ma condividetene tutti!

 

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