Loro sentono tutto (sembra il trailer di un film dell’orrore).

Martino Corti | Monologhi pop

Loro sentono tutto (sembra il trailer di un film dell’orrore).

52perpapapopUna delle cose più difficili che sto riscontrando come papà e come artista è il coraggio di dire no.

Dal lato papà non sto parlando dei no a nostra figlia Mirtilla, che comunque provo a imporle con risultati altalenanti, ma di quei momenti in cui so perfettamente di “non esserci”, di essere sul “no” e della mia maledetta paura di condividerlo.

Fingo e i risultati sono catastrofici: faccio quello che “devo” fare (come fossero compiti a casa) ma sono odioso, nervoso, antipatico, isterico. Spesso finisco per fare cose senza senso come alzare la voce con Mirtilla senza alcun motivo o parlarle come se avesse 25 anni (ne ha uno e mezzo); litigo con mia moglie Camilla per puttanate colossali, ma ciò che mi viene meglio è, una volta fuori, rompere le palle con la frase “dobbiamo andare”.

A-dove??

B- non è vero

C- loro stanno da Dio

D- l’unico che se ne dovrebbe andare sono io..

Ma vattene cazzo! Anzi stai proprio a casa dall’inizio!

Dobbiamo metterci in testa che quando siamo sul no, quando non “ci siamo” è molto meglio non esserci per davvero. Per tutti.

Questo vale in generale, ma soprattutto per genitori e figli. Perché loro, i figli, lo sentono.

Loro sentono tutto (sembra il trailer di un film dell’orrore).

Mirtilla ci rimarrà male perché avevo detto che sarei andato, che sarei stato con lei?

Si, ma il gioco vale la candela: inizierà a sapere e presto ad accettare che il suo papàpop non è perfetto. E se non è perfetto il suo papà allora può non esserlo anche lei e sentirsi ok per quello che è.

E’ difficile condividere dove si è per davvero, ma saremmo tutti più consapevoli.

Lo stesso vale in ambito artistico. Fare lo spettacolo o suonare in situazioni che non siano sulla mia onda è una cagata pazzesca.

Ho avuto per anni la convinzione che fosse meglio per me condividere canzoni e monologhi dovunque ci fosse la possibilità di farlo.. Ma il punto è proprio questo: non deve “esserci la possibilità”; devono crearsi connessioni perché quella determinata cosa accada. E dal momento che è l’esistenza che fa accadere le cose (non noi) non dovremmo “forzare” niente,anzi sarebbe proprio opportuno stare immobili per evitare di interferire.

Quello che ci frega (sto parlando di artisti come me, ovvero poco conosciuti o del tutto sconosciuti) è questo bisogno di essere “visti”. Da una parte quindi abbiamo la smania di trovare noi situazioni dove condividere ciò che facciamo, dall’altra quando ci propongono la qualunque non ci sembra vero che qualcuno ci caghi e non vediamo l’ora di dire di si si si ci sono, anzi grazie che mi avete chiamato hahahahahhahahah.

Se non si ha il coraggio di dire no si entra in un vortice pericolosissimo. Anche artisticamente parlando.

Ecco alcuni esempi presi a caso dalla mia cartella clinica: spettacoli davanti a 3 persone, davanti a 10 spettatori in un teatro da 230 posti, concerti davanti a gente a cui non frega un cazzo che alza la voce per parlare (perché gli dai anche un po’ fastidio), serate annullate.

Tutto questo può causare perdita di energia, dubbi sulle proprie qualità, forte delusione e, in pazienti molto sensibili, pianto, crisi isteriche, depressione, morte apparente (artista che molla tutto per fare il barista, il cameriere, il commercialista, il dottore, insomma qualunque cosa sia in grado di fare grazie agli studi o alle proprie capacità che lo allontani dalla sua creatività – ben diverso da quello che lo fa per poter continuare ad alimentarla).

Bisogna avere il coraggio di dire no.

Starei qui a scrivere ancora ma DEVO andare al parco con Mirtilla..Ahhh viva l’incoerenza..!

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