Cosa non è successo

Martino Corti | Monologhi pop

Cosa non è successo

 

6981_webLa cosa più forte che accomuna tutti noi, ma soprattutto un papà e un artista, è la paura di lasciar andare.

Trovandomi nella meravigliosa difficoltà di essere un papàpop ho a che fare con questa paura tutti i giorni.. Lasciare andare.. Qualche volta ci riesco (con risultati eccezionali) molte altre no (con risultati catastrofici).

Il non sapere mi spaventa. Mi spaventa quando riguarda me, figuratevi quando si tratta della “creatura indifesa”.

Mi sembra sempre più facile pensare di avere tutto sotto controllo (perché statene certi, è solo un pensiero che può essere spazzato via in qualsiasi momento), pianificare la giornata, il futuro. E’ molto più facile per la mia mente ma diventa estremamente complicato perché poi le cose non vanno mai esattamente come la mia mente vorrebbe che andassero.

Ho scritto tre dischi e tre spettacoli negli ultimi 6 anni. Ogni volta quella troia mi ha convinto che i miei obbiettivi fossero trovare pubblico, arrivare a più gente possibile, piacere a quasi tutti, (anzi perché a “quasi” tutti..a tutti!!), passare in radio, leggere innumerevoli articoli su giornali e riviste che esaltassero le mie doti, avere miliardi di fans su facebook instagram twitter e pure su social di cui ignoro l’esistenza. Fare soldi.

Sapete cos’è successo? Un cazzo di niente.

Cioè, un cazzo di niente di tutto quello che la mia mente aveva pianificato o sperava accadesse. In realtà sono successe un sacco di cose. E’ solo che noi che non riusciamo a lasciar andare non vediamo cosa succede ma cosa non è successo.

La cosa meravigliosa è che i bambini sono naturalmente e semplicemente connessi con tutte le cose e si fanno trasportare. In poche parole si fidano dell’esistenza. Il nostro compito dovrebbe essere quello di osservarli e di permettere loro di sopravvivere. Non interferire mai.

Sto scrivendo il quarto disco (ovviamente sempre per essere coerente ho già l’ansia per come andrà) e una delle frasi che più mi convince è: “Se noi genitori non insegnassimo nulla il mondo sarebbe migliore”.

Ne sono fermamente convinto.

Per questo non mi sveglio con la voglia di insegnare qualcosa a Mirtilla, ma con il desiderio di riscoprire con lei il mondo. Apro la porta della sua cameretta ed entro come un bimbo entra in classe il suo primo giorno di scuola.

E’ capitato, seguendo i suoi piedini ancorato delicatamente alla sua manina, di fidarmi ciecamente di Mirtilla, e quindi dell’esistenza. (credo per la teoria dei vasi comunicanti).

Mi sono cagato sotto, ma è stato meraviglioso.

 

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