“Accettare”, da “accetta”, ovvero fare a fette i problemi.

Martino Corti | Monologhi pop

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“Accettare”, da “accetta”, ovvero fare a fette i problemi.

 

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Anch’io cercavo consenso, rassicurazioni e speravo di essere “visto” dalla mia mamma e dal mio papà. Dagli esempi palesi (“mamma guarda che salto!” “papà guarda che tiro!” che bravo amoooooore), ai meccanismi più profondi, quelli che ci accompagnano per tutto il resto della vita. Questo bisogno di essere “visti” infatti ce lo portiamo dietro: possiamo diventare zii, cugini, papà, mamme, nonni, bisnonni e trisavoli, ma dentro, chi più chi meno, resteremo per sempre figli.

Questo cosa vuol dire per un papàpop? Iniziamo dal pop.

Non ho mai scritto monologhi, canzoni e spettacoli per piacere al pubblico, questo no. Ho sempre scritto però con la speranza che piacesse; di ricevere dall’esterno lo stesso consenso, le stesse rassicurazioni, l’accettazione che cercavo da bambino.

Ecco, se potete scegliere, fate gli artisti solo se avete un pieno da condividere, non se avete un vuoto da riempire perché in questo caso, qualsiasi riscontro arriverà dall’esterno (negativo o positivo), non arriverà a ciò che fate, ma a ciò che siete. Un inferno, ve lo garantisco.

Dal lato papà.. A parte che 9 volte su 10, quando devo fare qualcosa per Mirtilla (mia figlia), chiedo conferma a Camilla (mia moglie)..E quando Camilla non c’è, prendere una decisione equivale a disinnescare una bomba: filo rosso o filo blu? La stessa serenità.

Fino a qui nulla di “grave”, ma quando si è papà questi meccanismi sono molto più pericolosi e possono creare molti più danni. Finché sei un figlio infatti saranno anche cazzi tuoi se decidi di distruggerti da solo, magari facendo l’artista.

Se diventi papà sarà tua figlia o tuo figlio a subirne le conseguenze. Sarà lei o sarà lui a subire questo tuo meccanismo di richiesta fino a quando verranno “contagiati” e avranno anche loro bisogno di ricevere questa approvazione dall’esterno. Un inferno, ancora una volta.

Riconoscere questi meccanismi, vederli, è il primo passo.

Accettarsi e accettare risolverebbe tutto.

“Accettare”, da “accetta”, ovvero fare a fette i problemi.

Accettarsi (fare a fette i propri problemi) e soprattutto accettare i vostri figli (fare a fette i loro problemi futuri).

Se non abbiamo mai smesso di cercare accettazione dagli altri e dall’esterno è proprio perché non l’abbiamo mai ricevuta davvero, nel profondo, dai nostri genitori (e questo ci ha portato a non accettarci a nostra volta).

Insomma se non è chiaro sto dicendo che è tutta colpa dei genitori, ok?

Il fatto è che essendo tutti figli non c’è un colpevole, qualcuno con cui prendersela.

Per interrompere questa ”epidemia” dovremmo accettare nel profondo i nostri figli. Il che non corrisponde a dire “bravo amooore” quando ci chiedono di guardarli mentre fanno un salto o un tiro per poi tornare a guardare il cellulare, ma far sapere e sentire loro che sono ok, che vanno benissimo così come sono.

Sempre e comunque.

Quindi cari papàpop, papà “normali”, mamme..Cari figli tutti: accettatevi, accettate e per favore..

Se vi fa cagare quello che faccio..Non me lo dite!

 

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